Sempre il 2 aprile 1998, con la nave San Giusto e assieme ai volontari della C.R.I. diretti a Kavaje, sono partiti uomini e mezzi della Croce Rossa Italiana diretti al campo di Kukes 1, con l'obiettivo di gestire e coordinare le attività volte all'assistenza dei circa 6.000 rifugiati ospiti.
Altri 80 volontari della Croce Rossa Italiana, infatti, con 15 automezzi, hanno raggiunto la cittadina di Kukes il 4 aprile alle ore 04.00 del mattino. Individuata l'area per la collocazione delle strutture sanitarie hanno resa attiva la Postazione Medico Avanzata fin dalle ore 10.00 dello stesso giorno, con 100 posti letto e numerose specializzazioni (pronto soccorso, ginecologia ed ostetricia, chirurgia d'urgenza, medicina generale).
La Croce Rossa Italiana ha coordinato e gestito, oltre all'attività sanitaria, la logistica (assieme a circa 7 Vigili del Fuoco) e le attività socio-assistenziali. Ma il campo di Kukes 1 ha costituito il centro di accoglienza più prossimo al confine con il Kosovo e, per questo motivo, è stata data assistenza sia sanitaria che materiale alla popolazione kosovara di passaggio e a quella che ha preferito stanziare, anche fuori dai campi, pur di rimanere vicina ai confini del Kosovo.
L'attività sanitaria della Croce Rossa Italiana presso il campo di Kukes 1 può essere così riassunta: accettazione dei malati e dei feriti presso l'Ospedale da campo in cui i medici CRI hanno eseguito diagnosi e terapie adeguate e, secondo i casi, si è proceduto all'ospedalizzazione in adeguati ospedali specialistici, attraverso le procedure di "medevac" in Albania e in Italia tramite elicotteri; su richiesta dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite sono stati prelevati e curati i feriti lungo il percorso tra l'ospedale da campo ed il valico di confine Morini; un'ambulanza con medico e personale parasanitario è stata a disposizione fuori dal campo per gli interventi di urgenza; altre tre ambulanze sono state sempre disponibili, all'interno del campo, per intervenire immediatamente; si è costantemente collaborato con il vicino ospedale da campo della Mezzaluna Rossa Araba del Campo E.A.U.
Per quanto riguarda le attività logistiche: sono stati preparati e distribuiti circa 12.000 pasti caldi al giorno, provvedendo anche alla distribuzione di viveri e materiali di prima necessità, soprattutto coperte, indumenti e prodotti per l'igiene alle migliaia di profughi accampati all'esterno del campo; è stato costituito e gestito, a tal proposito, anche un posto di ristoro fuori dal campo ad uso dei profughi esterni; in collaborazione con i Vigili del Fuoco si è provveduto al montaggio di tende aggiuntive (circa 40) per consentire al maggior numero di profughi di poter essere ospitati, ed al trasporto di legname dalla montagna al campo per il funzionamento del forno allestito dalla protezione civile albanese; si è collaborato, inoltre, sempre con i Vigili del Fuoco, per le recinzioni delle aree destinate ai servizi, per il trasporto e la distribuzione dell'acqua potabile anche nelle zone limitrofe e per la recinzione del campo; sono stati gestiti i containers ed i magazzini di stoccaggio, la mensa e la pulizia dei servizi igienici; sono state allestite e gestite ulteriori docce da campo modello "Ranieri".
Per quanto riguarda le attività socio-assistenziali sono stati attivati giochi per i bambini, come il cavallo a dondolo e l'altalena, mentre per i più grandi è stato approntato un campo di calcetto ed uno di palla a volo. Con il contributo delle maestranze kosovare ed albanesi è stato possibile istituire scuole primarie attendate per otto livelli di scolarità.
Con il contributo ed il coinvolgimento degli stessi ospiti kosovari sono state create delle squadre sanitarie, composte da un medico e cinque infermieri, per il controllo dell'igiene all'interno delle tende ed è stato avviato il censimento della popolazione del campo che ha reso possibile la riunificazione familiare di molti ospiti.
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