

La Battaglia di Solferino (24 giugno 1859) fu combattuta fra l'esercito austriaco e quello franco-sardo e la vittoria di questi ultimi concluse la seconda guerra d'indipendenza italiana. Insieme a San Martino, fu la più grande battaglia dopo quella di Lipsia del 1813, avendovi partecipato complessivamente più di 230.000 soldati. Essa fu anche la più lunga (dalle 12 alle 14 ore di combattimento) e la più sanguinosa combattuta per l'indipendenza e l'unità d'Italia e superò per quoziente di perdite la pur cruenta battaglia di Waterloo. Gli austriaci persero 14000 uomini e 8000 vennero presi prigionieri, i franco-sardi 15000 e 2000 prigionieri; questa carneficina sembra aver indotto Napoleone III a firmare l'armistizio a Villafranca, con questo atto concludendo di fatto la seconda guerra d'indipendenza.

Henry Dunant era un uomo d'affari svizzero e un attivista sociale. Nel 1853 fu coinvolto in progetti di sviluppo di terreni agricoli in Algeria. Nel 1859, a causa delle difficoltà finanziarie legate a questa impresa, decise di ricorrere direttamente a Napoleone III. L'imperatore si trovava nel campo di battaglia del Nord Italia dirigendo la campagna militare contro gli Austriaci. Dunant quindi partì per l'Italia con l'intenzione di esporre le proprie lamentele contro la burocrazia coloniale francese al sovrano.
Dunant fu profondamente sconvolto dalla vista del campo di battaglia il 24 giugno 1859 a Solferino, dove assistì a sofferenza, sangue e morte. Lo scontro tra le forze francesi e sarde su un lato, e l'esercito austriaco, dall'altro, fu feroce. Le vittime erano impressionanti: 40.000 tra morti e feriti. I servizi medici erano completamente travolti: c'era un solo medico per ogni 1000 uomini, i barellieri erano scarsamente addestrati e scatole di medicinali e di bende, lasciate nella retroguardia, non raggiunsero mai la prima linea.
La chiesa di Castiglione delle Stiviere era piena di soldati morenti, il pavimento era coperto di sangue e l'odore soffocante di cancrena riempiva l'aria. Le preoccupazioni algerine di Henry Dunant furono dimenticate e il suo destino segnato. Dunant stesso prese l'iniziativa di organizzare la popolazione civile, soprattutto le donne e le ragazze, per fornire assistenza ai soldati feriti e malati. Mancavano materiali sufficienti e forniture, e Dunant stesso organizzò l'acquisto dei materiali necessari e contribuì a erigere ospedali di fortuna. Convinse la popolazione a mettersi al servizio dei feriti, senza riguardo alla loro parte nel conflitto, seguendo il motto "Tutti Fratelli" coniato dalle donne di Castiglione delle Stiviere.
Al suo ritorno a Ginevra, "come se posseduto da una forza superiore e guidato da divina ispirazione", Dunant scrisse "Un souvenir de Solferino". Il libro fu pubblicato nel 1862 e ispirò la creazione del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) nel 1863.
Henri Dunant (da Un souvenir da Solferino)
"...Nell'Ospedale e nelle Chiese di Castiglione sono stati depositati, fianco a fianco, uomini di ogni nazione. Francesi, Austriaci, Tedeschi e Slavi, provvisoriamente confusi nel fondo delle cappelle, non hanno la forza di muoversi nello stretto spazio che occupano. Giuramenti, bestemmie che nessuna espressione può rendere. Risuonano sotto le volte dei santuari. Mi diceva qualcuno di questi infelici: "Ci abbandonano, ci lasciano morire miseramente, eppure noi ci siamo battuti bene!". Malgrado le fatiche che hanno sopportato malgrado le notti insonni, essi non riposano e, nella loro sventura implorano il soccorso dei medici e si rotolano disperati nelle convulsioni che termineranno con il tetano e la morte..."