Ferdinando Palasciano
Durante i moti di Messina del 1848 un medico chirurgo di Capua, Ferdinando Palasciano,
giovane ufficiale dell'esercito borbonico, avvertì il dovere morale di prestare le sue cure anche ai feriti nemici
nonostante l'ordine tassativo dato dal generale Filangieri di non curare i ribelli siciliani.
Ciò gli valse la minaccia di essere passato per le armi ma, per intercessione di
Re Ferdinando, suo amico ed sostenitore, la condanna venne tramutata in un anno di carcere da scontare a Reggio Calabria.
Anche durante la reclusione Palasciano continuò ad assistere i feriti napoletani che i battelli
portavano da Messina. Dopo la scarcerazione si interessò ancora ai problemi di sanità militare, lottando con energia
affinché venisse riconosciuta la neutralità dei feriti in guerra.
Caduta la monarchia borbonica, Palasciano poté esporre liberamente le sue idee e, in
occasione del Congresso Internazionale dell'Accademia Pontaniana, svoltosi a Napoli nell'aprile del 1861,
affermò: "Bisognerebbe che tutte le Potenze belligeranti, nella Dichiarazione di guerra, riconoscessero reciprocamente il
principio di neutralità dei combattenti feriti per tutto il tempo della loro cura e che adottassero rispettivamente quello
dell'aumento illimitato del personale sanitario durante tutto il tempo della guerra". Con questo discorso, che ebbe una vasta
eco in tutta Europa e che, tre anni più tardi, sarà alla base della Convenzione di Ginevra, Palasciano
proclamò, per la prima volta, uno e forse il più importante dei principi fondamentali della Croce Rossa.
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