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Sociale

Al via progetto “Diversità Multiple” per offrire adeguato supporto contro le discriminazioni di genere

Da oggi fino a maggio, personale formato della CRI sarà nei CAS “Enea”, “Penelope” e Pietralata di Roma

Hanno un volto, un nome, una storia e anche un orientamento sessuale. Eppure, spesso, si parla di persone migranti come di un’unica categoria, in modo generico. Non sono messi in condizione di raccontare il loro viaggio, i motivi che li hanno spinti a lasciare le loro case e abbandonare le loro vite. E quello di cui si parla ancora meno sono le discriminazioni di genere che hanno subito o che affrontano arrivando in un altro Paese, perché la paura di nuove discriminazioni, di violenze e di isolamento li pone in uno status di reticenza e di rifiuto della propria identità.


Il progetto

“Diversità Multiple” è il progetto di ricerca della Croce Rossa Italiana - finanziato dall'UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali - che intende misurare e far emergere un fenomeno poco conosciuto come quello della discriminazione multipla fondata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere tra i migranti richiedenti asilo e protezione internazionale.  

A partire da oggi, fino a maggio prossimo, personale adeguatamente formato della CRI raccoglierà informazioni tra gli ospiti dei centri di accoglienza straordinaria (CAS) “Enea”, “Penelope” e “Pietralata” di Roma con l’obiettivo di individuare le possibili vittime di discriminazioni multiple, conoscere quindi in maniera più approfondita il problema e attivare poi delle misure di assistenza e protezione, mediante adeguato supporto di base psicologico, legale e di mediazione culturale.

 
 
 

I numeri

Secondo l'ultimo report dell’International Lesbian, Gay, Bisexual and Trans and Intersex association (ILGA), nel mondo sono 75 gli stati che criminalizzano l’omosessualità. In 13 paesi – tra cui Mauritania, Arabia Saudita e Yemen – è prevista la pena di morte; in 14 essere gay può condurre all’ergastolo e in altre nazioni fino a 15 anni di prigione, come in Angola, Kenya e Marocco. In 17 stati, infine, sono state promosse leggi che limitano fortemente l’espressione dell’orientamento sessuale. 

La Convenzione di Ginevra sui rifugiati riconosce la protezione internazionale per coloro che sono perseguitati per motivi legati all’orientamento sessuale o all’identità di genere, siano essi vittime di violenza e violazioni della propria libertà da parte delle autorità o di soggetti non istituzionali. 

Partire da una stima diventa un passo importante e necessario per strutturare in un secondo tempo un’offerta di interventi di sostegno alle problematiche emergenti e di servizi di assistenza e protezione adeguati all’esigenza della persona, attorno cui costruire una rete sociale di supporto che lavori in sinergia con le nuove esperienze e le buone prassi che a livello europeo e nazionale stanno iniziando a dare nuove risposte a questo bisogno.

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