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Sociale

Elevato disagio psicologico tra persone migranti LGBT

 
 
 

“È bello essere qui, davanti a voi, a raccontare la mia storia, ma è anche molto difficile”. Inizia così il racconto di Felix agli studenti della John Cabot University. Felix (nome di fantasia) viene dal Camerun, è un ragazzo omosessuale ed è una delle tante di persone migranti che hanno partecipato al progetto “Diversità Multiple”, realizzato dalla Croce Rossa Italiana con il supporto dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. I risultati sono stati illustrati all’università americana nel pomeriggio di ieri, mentre la mattina erano stati presentati durante un evento al Museo di Nazionale delle Arti del XI Secolo (Maxxi). 

Per sei mesi, un team di psicologi e sociologi ha condotto centinaia di interviste con gli ospiti di alcuni Centri di Accoglienza Straordinaria della CRI a Roma. “Dai risultati ottenuti – si legge nell’indagine - emerge come le persone migranti omosessuali presentino un più alto grado di disagio psicologico rispetto ai migranti eterosessuali”.

Quando arrivano in un nuovo paese, i migranti LGBT infatti non solo hanno difficoltà con la lingua, con l’adattamento in un nuovo Paese con una diversa cultura, ma devono anche trovare un modo per elaborare esperienze traumatiche legate al loro orientamento sessuale già vissute nel paese di provenienza, unitamente a quelle che, purtroppo, si trovano a vivere nel paese che li accoglie.

Felix, ad esempio, ha raccontato di essere dovuto fuggire dal suo Paese, abbandonando la famiglia e il suo compagno: in Camerun, infatti, l’omosessualità viene punita con la reclusione e, in alcuni casi, anche con la pena di morte.

 
 

Sono state oltre trecento le interviste condotte dagli psicologi e sociologi della CRI. Chi sono queste persone? Come vivono la loro diversità? La comunicano? La riconoscono? La raccontano?
Queste le domande che hanno guidato la ricerca sociale, la prima di questo tipo mai realizzata in Italia. 

“Era importante non solo comprendere meglio cosa significa essere persone migranti in Italia, ma soprattutto cosa significa per queste persone riconoscersi anche in un orientamento sessuale, per poter poi immaginare un modello di accoglienza con percorsi strutturati e interventi di assistenza, che prendano in carico i bisogni specifici di questa popolazione già particolarmente vulnerabile”, ha spiegato Daria Russo, una delle psicologhe del team.
   

 
 
 
 
 
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