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Giovani

L’altruismo e la tenacia di Yuliya a 17 anni nominata “Alfiere della Repubblica”

 

“Per la capacità dimostrata nel trasformare dolorose esperienze personali in un percorso di crescita individuale, di solidarietà e di piena integrazione”. Con questa motivazione Yuliya Amosava, 17 anni e giovane Volontaria del Comitato Area Metropolitana di Roma della Croce Rossa, ha ricevuto l’attestato di onere di Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella con altri 24 giovani che si sono distinti “come costruttori di comunità attraverso la testimonianza, l’impegno e le azioni coraggiose e solidali”. 

“Ringrazio il Presidente della Repubblica per questa onorificenza – dice nel giorno della premiazione - è un traguardo che mi spinge ad essere sempre più vicina al prossimo dedicando il mio tempo e il mio impegno al volontariato”.    

Originaria di un piccolo villaggio in Bielorussia, non lontano da Chernobyl, Yuliya è arrivata la prima volta in Italia nel 2010 ospitata da una famiglia italiana nell’ambito di scambi previsti per motivi di risanamento sanitario. “Gli eventi della storia, il caso e alcune circostanze fortunate e altre dolorose – racconta - mi hanno portato a trovare in Italia una seconda famiglia, tante opportunità e soprattutto moltissime persone che mi vogliono bene”. Yuliya è un’adolescente consapevole, sensibile e soprattutto attenta al prossimo. Come regalo per il suo sedicesimo compleanno ha chiesto di poter partecipare al corso per diventare volontaria della Croce Rossa Italiana. Oggi è attiva in diverse attività CRI a favore dei suoi coetanei come incontri nelle scuole e nei luoghi di aggregazione per sensibilizzare su stili di vita sani e trasmettere la conoscenza delle manovre salvavita.  

“Ho sentito l’esigenza di restituire un po’ di quello che ho ricevuto: non penso ci sia bisogno di azioni speciali, ma di una costante apertura agli altri, ai loro bisogni ed alle loro esigenze. Questa per me è solidarietà e per questo motivo ho deciso di entrare a far parte della Croce Rossa”. 

Grazie alla sua tenacia e alla sua determinazione è riuscita a trasformare un’esperienza dolorosa in momento di crescita individuale e sociale e soprattutto in un’occasione di apertura al mondo e agli altri. 
“Ho cercato sul vocabolario il significato della parola “alfiere”: ho scoperto che negli eserciti era quello che portava la bandiera, un importante ruolo simbolico, ma che poi condivideva con tutti la battaglia. Cercherò – conclude - di essere all’altezza di questa definizione”.

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