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Sociale

Napoli, una notte con l’Unità di Strada della Croce Rossa

Dal rione Sanità fino al Vomero, passando perfino per il Pronto Soccorso dell’Ospedale Cardarelli. Assistenza medica, psicologica, beni di prima necessità e cibo: quasi quindicimila i pasti distribuiti nel 2018 dai volontari della CRI.

 

Hanno trovato un soprannome per ognuno di loro. C’è Braciola, per via della corporatura esile, l’Uomo-bozzolo, perché vive perennemente rannicchiato sotto a una montagna di coperte, o Roberto ‘u polacco’, ché è realmente polacco, “ma ha un nome impronunciabile e allora lo chiamiamo Roberto”.

Il racconto della serata con l’Unità di Strada di Napoli parte da qui, dai soprannomi dati alle persone che incontrano la sera, girando per la città, a voler sottolineare un rapporto confidenziale. Amicale a tal punto da non definirli mai “persone senza dimora”, ma piuttosto “amici di strada”.

 

Ce lo spiegano mentre andiamo verso San Giorgio a Cremano a ritirare dei pasti caldi offerti da un ristoratore della zona. “E ci ringrazia perfino, dicendo che noi siamo le sue braccia, che facciamo quello che lui non può fare per mancanza di tempo”, spiega Pasquale, il coordinatore dell’Unità di Strada. “Durante le ultime feste di Natale ha persino aperto il ristorante apposta per cucinare per noi”. 

 
 
 

Sono quasi quindicimila i pasti distribuiti nel 2018 dai volontari della Croce Rossa di Napoli, in circa centocinquanta uscite. “Ma il cibo è solo un modo per approcciare le persone con cui abbiamo meno confidenza”, racconta uno dei volontari. “Cerchiamo di assicurare cure mediche, vestiti, coperte per l’inverno ma, soprattutto, una parola di conforto per far sentire loro che non sono soli”.


 
 

Conoscono angoli, giardini e portici della città, percorrono vicoli del centro storico e perfino alcune strade dell’hinterland: dal rione Sanità fino al Vomero, passando perfino per il Pronto Soccorso dell’Ospedale Cardarelli, “perché, a volte, qualcuno trova rifugio lì”.

 
 

Secondo gli ultimi dati raccolti dal Comune di Napoli, sono millecinquecento le persone senza dimora in città, in maggioranza uomini e per lo più stranieri. “Gli italiani sono in netto aumento”, confida Pasquale. Le cause del disagio sono equamente distribuite: al 50% dovute a una qualche forma di dipendenza, al 50% causate dalla perdita di lavoro. È il caso proprio di Roberto ‘u polacco’, in Italia da diciassette anni, ma solo da pochi costretto a dormire all'addiaccio: “Purtroppo se non hai un lavoro non puoi avere una casa e quindi sono finito in strada”, afferma con amarezza, mostrandoci il suo rifugio in un anfratto nascosto dei giardini di Capodimonte. “Ho vissuto nei Balcani, dove la temperatura scende anche a meno diciassette, eppure qui, con l’umidità, l’inverno è veramente duro. Il futuro? Eh, chi lo sa, per ora almeno posso dire di essere ancora vivo”. 

 
 
 

L'ultima tappa è ai Giardini del Molosiglio, dove i volontari lasciano qualcosa da mangiare a “un amico di strada” e scambiano qualche battuta con lui, prima di incamminarsi verso un angolo buio della villa. “Eravamo molto legati a lui, lo 'seguivamo' da anni ed era veramente un amico per tutti noi”, confida Giovanna, mentre accende una candela accanto ad una fotografia di Maurizio, nel luogo dove era solito trascorrere la notte. “Ci ha lasciati lo scorso anno a causa di un arresto cardiocircolatorio: lo hanno trovato senza vita su una panchina dei Giardini. Da allora, ogni sera, concludiamo il nostro giro qui”. 

 
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