testata per la stampa della pagina

Giovani

Il sistema della ricompensa

cibo spazzatura provoca dipendenza

Il junk food, una sostanza stupefacente qualsiasi

L’espressione junk food fu coniata per la prima volta nel 1972 da Michael Jacobson, direttore del Center for Science in the Public Interest di Washington (USA). Ogni junk food che si rispetti deve avere alcune caratteristiche per potersi fregiare di questo titolo: scarso valore nutrizionale, elevato apporto energetico, elevato apporto di sale, elevato apporto di zuccheri raffinati, elevato apporto di colesterolo e grassi saturi, oltre ovviamente un sapore irresistibilmente appetitoso.

Tutte queste caratteristiche ci dovrebbero scoraggiare dal fare di questi alimenti un uso abituale poichè il nostro corpo ha bisogno di assorbire i vari alimenti in giuste proporzioni che gli consentano di lavorare bene, per fare questo la nostra dieta deve essere varia e bilanciata.

Inoltre, il cibo spazzatura, se assunto regolarmente e continuativamente nel tempo, causa delle alterazioni nei circuiti cerebrali associati all'apprendimento di nuovi gusti e alla regolazione dell'appetito, questo perché equipe specializzate di chimici e ricercatori lavorano incessantemente per arricchire questi alimenti di sale, zucchero e grassi in modo da ricreare una perfetta combinazione di sapore (iperpalabilità), ma anche di consistenze, che crea dipendenza in chi lo consuma abitualmente.

Come ci spiega uno studio  dei ricercatori dell'Università del New South Wales, Australia, questo si traduce in un minore interesse nei confronti di sapori nuovi e diversi a favore dei soliti alimenti ipercalorici.
Una volta alterato questo meccanismo che normalmente ci aiuterebbe a mantenere una dieta varia e bilanciata, è facile andare incontro a patologie quali obesità, sindrome metabolica o diabete di tipo2. Se questo non bastasse per scoraggiarci dal fare un uso abituale del cibo spazzatura, una ricerca svolta presso "The Scripps Research Institute (TSRI)" ha dimostrato che il junk food agisce come una vera e propria droga sull’organismo, inducendo in chi ne consuma abitualmente una dipendenza paragonabile a quella di una sostanza stupefacente qualsiasi.

 
pulsante questionario.

Ma come si diventa dipendenti da qualcosa? Che cosa accade nel nostro cervello?

stimoli cervello

Nel corso del tempo il nostro cervello si è evoluto a rispondere a stimoli naturali come il cibo, l’acqua, il sesso, l’interazione sociale, ricompensandoci con il piacere perché ci nutriamo, beviamo, ci riproduciamo. Risposte adeguate a questi stimoli sono state essenziali per la sopravvivenza della specie, la riproduzione, il concetto generale di benessere.

Con il passare del tempo poi, l’uomo è riuscito a stimolare il medesimo sistema artificialmente tramite numerose sostanze che oggi chiamiamo droghe, ma anche abitudini e impulsi come il gioco d’azzardo e il sesso. Capire come il sistema lavora naturalmente è fondamentale per capire come si sviluppano stati di dipendenza da droghe. Costantemente siamo sottoposti ad impulsi biologici naturali, mangiare, bere, fare sesso etc, indispensabili per la nostra sopravvivenza, assecondare questi impulsi ed espletare le funzioni a cui ci spingono viene incentivato dal piacere percepito nel farlo, piacere che ci incoraggia a ripetere tali azioni.

Questo meccanismo di espletamento di funzioni naturali, apprese e memorizzate, è ripagato da un circuito cerebrale chiamato Sistema della ricompensa, il quale ripaga con il piacere, un senso di benessere, di pienezza, di soddisfazione e anche euforia, più o meno intenso, una azione naturale che abbiamo portato a termine.

Il piacere è la “moneta di scambio” che il nostro cervello utilizza per incentivarci a compiere azioni essenziali alla sopravvivenza. Siamo così sensibilizzati a percepire la relazione, azione > risultato, anche attraverso stimoli ambientali (oggetti, persone, suoni, luoghi..) o semplici pensieri, capaci da soli di risvegliare il desiderio. 

Accade però lo stesso ad un alcolista che dà un rapido sguardo ad un drink che viene versato, o per un un eroinomane che vede una siringa in uno studio medico, esperienze innocue e senza alcun significato particolare per la maggior parte delle persone, diventano uno stimolo potentissimo per chi è diventato vulnerabile a queste droghe. 

Da immagini ottenute tramite moderne tecniche di neuroimaging che evidenzialo l’attivazione neuronale, mostrano che alcune strutture cerebrali profonde, le strutture limbiche, e tra queste soprattutto il nucleo accumbens (NA), rispondano a questi stimoli illuminandosi (segno di maggiore flusso e quindi attivazione) in misura direttamente proporzionale all’intensità del desiderio. Questo avviene allo stesso modo, sia per le stimolazioni naturali che per le droghe e ci sottolinea la natura biologica del fenomeno della tossicodipendenza. Una volta che la relazione azione>risultato è consolidata, possiamo ricadere in tentazione anche se è trascorso molto tempo dall’ultima volta che abbiamo sperimentato le conseguenze piacevoli.

Come per molti altri sistemi fondamentali per la sopravvivenza delle specie, anche questo sistema è altamente conservato dall’evoluzione, lo ritroviamo infatti dalle Drosophilae ai ratti, agli umani ed include, tra gli elementi principali e costitutivi il sistema mesolimbico dopaminergico. Collocato a livello mesencefalico, invia la dopamina (un messaggero chimico), attraverso lunghi fasci si assoni, sia a molte zone poste nella corteccia cerebrale  sia che al di sotto di questa, in profondità, nel sistema limbico ove è presente tra le altre, il nucleo accumbens (NA). 

É proprio questa via fondamentale per indurre dipendenza, sia da stimoli naturali, sia da stimoli artificiali. In seguito a uno di questi stimoli i neuroni eccitati producono dopamina, un trasmettitore chimico che ci fa percepire piacere proporzionalmente all’entità dello stimolo, che inonda il nucleo accumbens.
Più dopamina= più piacere. Inoltre la dopamina è responsabile anche dei processi di apprendimento e di memoria, tutti sistemi sfruttati a proprio vantaggio dalle droghe.

Si diventa perciò dipendenti, non solo della sostanza, ma anche dal “mondo” che gira intorno ad essa. Tutti i comportamenti che mettiamo in atto sono finalizzati a preparare, iniziare, eseguire questi comportamenti (acquisiti e rinforzati) che servono a ripeterne l’uso. Questo diventa parte della quotidianità e persiste anche dopo molto tempo dalla cessazione dell’uso della sostanza; la forza e la persistenza di uno stimolo artificiale è molto superiore rispetto a quella di uno stimolo naturale, questo si traduce in un livello di dopamina prodotta molto più elevato.

Differenti tipi di sostanze hanno tutte lo stesso scopo scopo: aumentare la dopamina che inonda il nucleo accumbens. La dopamina poi, a livello del nucleo accumbens, si lega a specifici recettori (D2), che è stato osservato, essere persistentemente inferiori in numerosità e disponibilità nei tossicodipendenti.

La tossicodipendenza perciò è una malattia su base biologica che modifica struttura e funzioni del nostro organismo oltre che il comportamento. É una patologia cerebrale cronica, recidivante, in quanto il desiderio di “rifarsi” può rimanere per mesi e anni anche dopo lunghi periodi di astinenza, che si caratterizza per la ricerca e l’uso compulsivo della droga, malgrado la coscienza delle gravi conseguenze per sè e per gli altri.

 
 
pulsante questionario.
 
 

Bibliografia
http://journal.frontiersin.org/article
- Dopamine D2 receptors in addiction-like reward dysfunction and compulsive eating in obese rats , 2010 
- NIDA, Drugs, Brains & Behavior – The Science of Addiction, 2007.
- Goodman & Gilman, The Pharmacological Basis of Therapeutics, 2006, 11/E, Mc Graw-Hill.
- Katzung B.G., Farmacologia Generale e Clinica, 7a Edizione Italiana, 2009, Piccin Nuova Libraria, Padova.
- Camì J., Farrè M., Mechanisms of Disease. Drug Addiction, N. Engl. J. Med., 2003, 349, 975-986.
- Gori E., Müller E.E., Basi biologiche e farmacologiche delle tossicodipendenze, Pitagora Press Milano1992
- Govoni S. et al., Neuropsicofarmacologia, 1998, UTET.
- Clementi F., Fumagalli G., Farmacologia generale e molecolare, Seconda edizione,1999, UTET.
- Feltenstein M.W., See R.R., The neurocircuitry of addiction: an overview, British Journal of Pharmacology, 2008, 154, 261-274.
- Kelley Ann E., Berridge Kent C., The neuroscience of natural rewards: relevance to addictive drugs, The Journal of Neuroscience, 2002, 1, 3306-3311.
- Hyman S., Addiction: a disease of learning and memory, American Journal of Psychiatry, 2005, 162, 1414-1422.
- Kalivas P., Volkow N., The neuronal basis of addiction: a pathology of motivation and choice, American Journal of Psychiatry, 2005, 162, 1403-1413.
- Nestler Eric J., Is there a common molecular pathway for addiction?, Nature Neuroscience, 2005, 8, 1445-1449.
- Everitt Barry J., Robbins Trevor W., Neural systems of reinforcement for drug addiction: from actions to habits to compulsion, Nature Neuroscience, 2005, 8, 1481-1489.




Copyright © 2017 All Rights Reserved - Associazione della Croce Rossa Italiana - Via Toscana, 12 - 00187 Roma - Tel. 065510- P.I. e C.F. 13669721006
Codice Univoco Fatturazione Elettronica A4707H7