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La storia di Alessia e Mirko: “Potevamo andare via, ma tante persone hanno bisogno di noi”

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Alessia e Mirko sono sposati da poco più di un anno. Lei è una studentessa, lui lavora all’Università di Camerino. In questi giorni, nel campo di accoglienza all’interno del palazzetto dello sport, i loro volti sono tra i più conosciuti. Anche loro hanno provato paura, e tanta, durante le violente scosse di terremoto, ma continuano a regalare sorrisi e pacche sulle spalle a chiunque si avvicini.

La sera delle scosse del 26 ottobre eravamo in cucina a preparare la cena – dice Alessia - aspettavamo ospiti. Poi ha iniziato a tremare tutto e, come normale, ci siamo spaventati molto. Quando è arrivata la seconda scossa, ben più forte, la paura è cresciuta sempre di più”.
Abbiamo invitato i nostri amici a rimanere da noi per la notte – racconta Mirko poiché la nostra casa, ristrutturata da poco, fortunatamente non ha subito danni, fatta eccezione per un piccolo cedimento del muretto del giardino.”

Passata la notte, Alessia e Mirko iniziano a chiedersi cosa fare: “Io sono di origini calabresi – dice Alessia e la mia famiglia vive al sud. Ci siamo talmente spaventati da decidere di fare i bagagli e andarcene in Calabria per un po’”. Eppure sono qui entrambi, indaffarati come non mai, ad aiutare Croce Rossa e le altre organizzazioni nell’assistenza alla popolazione rimasta senza casa. 

 


Siamo venuti nel palazzetto e ci siamo realmente resi conto di cosa fosse successo, di quante persone stessero soffrendo a causa del terremoto – spiega Alessia mentre è intenta a servire lo squisito succo di melograno fatto da lei – e a quel punto non potevamo andarcene. Noi una casa ce l’abbiamo ancora, c’è chi invece deve ricominciare tutto da zero. Qui ci sono studenti, cittadini, stranieri, migranti, anziani, bambini: queste persone hanno bisogno di noi, non possiamo abbandonarle!”. Interviene Mirko: “Ci siamo subito trovati d’accordo, è nostro dovere aiutare chi oggi è in difficoltà e noi siamo felici di farlo. Anche noi abbiamo avuto paura, ma dobbiamo rimanere al fianco di chi è stato meno fortunato di noi”.

 
La storia di Mirko e Alessia dal Campo CRI di Camerino
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