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Grotta Thailandia: tutti salvi. "Complice la forza dello spirito di squadra"

 

Si è conclusa con un bellissimo lieto fine la terribile avventura dei 12 piccoli calciatori rimasti intrappolati, insieme al loro allenatore, dal 23 giugno scorso nella grotta Tham Luang nella circoscrizione di Mae Sai, in Thailandia. Nella tarda mattinata di oggi, finalmente, tutto il mondo ha tirato un sospiro di sollievo, quando gli ultimi 4 giovanissimi calciatori e il loro mister sono stati estratti dalle viscere della grotta a circa 1000 metri sotto la superficie terrestre, in gran parte sommersa dalle copiose piogge monsoniche che si sono abbattute sulla zona.

Oggi, a otto giorni dal ritrovamento, sono stati tutti riportati alla "vita" grazie all'immenso lavoro delle oltre mille persone coinvolte nelle operazioni di soccorso. Sono in una condizione di salute fisica e mentale abbastanza buona.

Per capire meglio quali sono state le condizioni d'intervento e il lavoro dei soccorritori, abbiamo rivolto qualche domanda a Daniele Morellini, Istruttore Opsa (Operatori Polivalenti Salvataggio in Acqua) della Croce Rossa Italiana ed esperto di operazioni di soccorso:

 
Grotta Thailandia: tutti salvi. "Complice la forza dello spirito di squadra"

Daniele, quali sono le difficoltà maggiori che si riscontrano in una operazione di soccorso come questa?
"Se parliamo di livello di difficoltà di questa operazione mi sento di definirlo con due sole parole: straordinario e incommensurabile! Basti pensare ai team intervenuti: subacquei, speleologi, sanitari e logisti.
La maggiore difficoltà è stata sicuramente coordinare tante professionalità e lingue diverse e l'utilizzo di strumenti donati da tutto il mondo e doverne apprendere il funzionamento in un contesto molto proibitivo."

Che rapporto deve instaurare il soccorritore con la persona da salvare?
"Si tratta di un rapporto tutto da costruire. I soccorritori sono preparati nella gestione di relazioni difficili, a maggior ragione quando si tratta di bambini e questi sono soli, senza i genitori, anche se in questo caso hanno avuto la fortuna di avere il coach con loro. Essendo sportivi, lo spirito di squadra del team ha certamente dato loro manforte."

Cosa passa nella testa di un soccorritore prima di entrare in azione?
"L'addestramento è la prima cosa che un soccorritore tiene bene a mente prima di un intervento. Non può essere lo stesso per tutti i contesti da affrontare e quindi ci si prepara mentalmente ad adattarsi a ogni cambiamento con la consapevolezza che l'imprevisto può essere sempre dietro l'angolo."

Come il soccorritore si prepara psicologicamente prima di un'operazione di salvataggio?
"Si tenta di avere il miglior compromesso possibile tra il rimanere distaccati e la comprensione delle necessità della persona da soccorrere. Empatia si, ma senza farsi coinvolgere troppo."

Cosa succederà ora?
"Gli aspetti sono due: il primo è che i ragazzi sono in salvo dalla grotta ma hanno necessità di un percorso di recupero.
Il secondo è che le operazioni non sono terminate: decine di soccorritori sono ancora dislocati lungo il percorso e rimangono esposti a rischi importanti legati alla straordinarietà della situazione."

 
 

Concludendo Daniele Morellini esprime, e a lui si unisce tutta Croce Rossa Italiana, i suoi personali complimenti, a chi ha coordinato l'intervento e ai soccorritori tutti, inclusa la popolazione, che non ha mai lasciato soli i ragazzi.

 
Grotta Thailandia: tutti salvi. "Complice la forza dello spirito di squadra"
L'immagine, tratta dalla pagina Facebook ufficiale dei Thai Navy Seal, rappresenta i 13 giovani calciatori, i "cinghialotti", attorniati dai soccorritori provenienti da tutti i paesi del mondo.
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