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4 novembre. Il ruolo chiave della Croce Rossa nella Grande Guerra

Rocca: oggi come ieri, ovunque e per chiunque

 
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Archivio Croce Rossa Italiana
 

E’ trascorso esattamente un secolo da quel fatidico 4 novembre 1918, storica data in cui termina la Prima Guerra Mondiale con l’entrata delle truppe italiane vittoriose a Trento e a Trieste, dopo quasi tre anni e mezzo di combattimenti. Con la conclusione della “Grande Guerra” si completa il processo di unificazione nazionale, seppur con alcuni territori “rimasti fuori”, nonostante fossero previsti dal Patto di Londra. La Prima Guerra Mondiale, dal punto di vista del Movimento internazionale della Croce Rossa, rappresenta un banco di prova importantissimo e una rottura con le modalità di intervento in caso di conflitto messe in pratica fino a quel momento. 

Il ruolo della CRI in Italia nel corso della Prima Guerra Mondiale

La “giovane” Croce Rossa Italiana riveste un ruolo chiave per il nostro Paese nel corso della Grande Guerra. Dal fronte alle retrovie partecipa attivamente all’assistenza e al soccorso dei feriti. Solo qualche numero: 65 ospedali da guerra attendati, 3 ospedali di tappa, 2 ospedali chirurgici mobili, 4 sezioni di sanità, 32 ambulanze da montagna, 29 posti di soccorso ferroviari, 24 treni ospedali, 15 sezioni automobilistiche, 3 sezioni da campo per Infermiere Volontarie, 1 ambulanza lagunare ed 1 ambulanza fluviale, 6 ambulanze radiologiche e 4 bagni doccia mobili. Inoltre, vengono impiantati diversi magazzini di rifornimento e depositi. 1163 sono gli ufficiali medici, 427 ufficiali di amministrazione, 165 farmacisti, 273 ufficiali automobilisti, 157 cappellani, 1080 Infermiere Volontarie, 9500 tra graduati e militi. 

 

Il primo esempio di mobilitazione nazionale solidale

La dimensione e la portata del conflitto conducono a una prima vera mobilitazione nazionale a sostegno dell’Associazione: sono messi a disposizione da enti pubblici e privati, infatti, nelle varie regioni d’Italia diversi locali, grazie ai quali si riesce a fronteggiare al ricovero dei feriti. Si arriva all’allestimento di un totale di 204 ospedali territoriali dove sono ricoverati complessivamente 696.993 militari. Nasce proprio in quel periodo, oltretutto, la “Croce Rossa Italiana Giovanile” con il compito di propagandare tra la gioventù e nelle scuole gli ideali e le finalità dell’Istituzione. Ma la CRI, già da allora, non si limita all’assistenza emergenziale: organizza ospedali per i reduci mutilati con lo scopo di reintegrarli al lavoro e arricchiti di laboratori di protesi. Nel 1917 viene costituita anche la “Commissione per le opere antitubercolari della Croce Rossa Italiana”, allo scopo di integrare in modo più facile e veloce le diverse procedure sanitarie contro la malattia.

Il ruolo delle donne

Con gli uomini impegnati al fronte, molte attività di assistenza sono delegate quasi esclusivamente alle donne. Particolare peso riveste il Corpo delle Infermiere Volontarie, istituito qualche anno prima, nel 1908, per volontà della Regina Margherita con lo specifico compito di prestare assistenza alle Forze Armate. Da questa prospettiva, la storia della partecipazione femminile in Croce Rossa durante la Prima Guerra Mondiale rappresenta un capitolo importante nella storia dell’emancipazione femminile.

L’“Agenzia internazionale dei prigionieri di guerra”

Ricordavo, in apertura del pezzo, come la Prima Guerra Mondiale abbia rappresentato per il Movimento internazionale un’innovazione nelle modalità di intervento: il Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR) istituisce, ad esempio, l’“Agenzia internazionale dei prigionieri di guerra”, allo scopo di ristabilire il contatto fra questi ultimi e le loro famiglie. Tale attività, poi, troverà un maggiore sviluppo nella tutela delle garanzie dei prigionieri di guerra. Allo stesso tempo, l’Ente si occupa di far arrivare ai prigionieri corrispondenza e soccorsi e organizzare scambi di detenuti o di personale sanitario, in conformità con la Convenzione di Ginevra.

Oggi come allora, ovunque e per chiunque

Noi siamo, insomma, il frutto della nostra storia e dobbiamo essere orgogliosi del cammino intrapreso. Ecco perché è così importante celebrare una ricorrenza nazionale che, al contempo, ci fornisce la dimensione reale e concreta del nostro operato: oggi come allora, ovunque e per chiunque.

 
Lo ha scritto Francesco Rocca sul sito ufficiale www.francescorocca.eu
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