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"Non esiste gioia più grande che ridare la vita”. La storia di Giulia, giovane volontaria CRI, che ha donato il midollo osseo a suo padre

"Non esiste gioia più grande che ridare la vita”. La storia di Giulia, giovane volontaria CRI, che ha donato il midollo osseo a suo padre
 
Quando me lo hanno proposto, non ci ho pensato due volte. Ventuno anni fa mio padre mi ha donato la vita, ora toccava a me.

Ha ancora l’emozione nella voce Giulia Muttoni, volontaria nel Comitato della Croce Rossa di Lecco da due anni, a pochi giorni dalla donazione di midollo osseo a suo padre. “Non scorderò mai quei momenti, per me è stata la soddisfazione più grande”. La sua storia ha suscitato grande interesse dopo un post sul suo profilo Facebook in cui, accanto alla foto in ospedale, ha raccontato il gesto. “Non si può descrivere quanto io abbia provato nel vedere la sacca che si riempiva di tante celluline, pronte a entrare nel corpo di mio papà, armate come soldatini per andare a combattere contro la sua malattia. Una poltiglia rossastra, composta da 560 milioni di cellule staminali, che significa Vita, Speranza, Guarigione”. Subito dopo quelle poche righe la sua storia ha fatto il giro della rete.

 
Sono una persona riservata – ammette – e sinceramente non me lo aspettavo, credevo che la cosa restasse confinata ai miei contatti. In moltissimi invece l’hanno condivisa e anche diversi giornali nazionali hanno dato spazio alla mia storia. Ora spero che tutto questo spinga altri giovani a donare perché su questo tema c’è ancora molto da fare.
"Non esiste gioia più grande che ridare la vita”. La storia di Giulia, giovane volontaria CRI, che ha donato il midollo osseo a suo padre
 

Sensibilizzare i suoi coetanei è quello che interessa di più a questa studentessa del terzo anno di Scienze Infermieristiche dell’Università Bicocca di Milano. “Purtroppo non tutti sanno che i giovani dai 18 ai 35 anni in buona salute possono donare e non è affatto rischioso. Molto spesso viene confuso con la donazione del midollo spinale ma è una cosa ben diversa. La mia donazione è durata in totale sette ore con due giorni di day hospital, non c’è stato bisogno di ricovero. Sono tornata a casa senza alcun disturbo, solo un po’ di stanchezza il giorno successivo. Dopodiché ho tranquillamente ripreso la mia vita di prima”. 

 

Prossimo obiettivo di Giulia, dopo la laurea prevista in primavera, è riprendere le attività da volontaria con la Croce Rossa. “Per il momento ho dovuto interrompere a causa della malattia di mio padre ma spero di risalire sull’ambulanza al più presto”. Dopo il corso da Tssa (Trasporto Sanitario Soccorso Ambulanza) da due anni è soccorritrice con la CRI di Lecco. “Ho seguito l’esempio di mia madre – racconta – che da cinque anni è volontaria. Per noi è pesante dover interrompere l’attività, l’Associazione è diventata come una seconda famiglia.  Non vedo l’ora di ritornare a fare volontariato perché il semplice ‘grazie’ che ricevi dai malati, magari a gesti o con un filo di voce dopo il trasporto in ospedale, è una sensazione impagabile”.

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