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Giorno del Ricordo: il supporto della Croce Rossa agli esuli giuliano-dalmati

 

Il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo per raccontare l’orrore delle foibe e il conseguente esodo di 350.000 italiani da Istria, Fiume e Dalmazia: nostri connazionali cacciati dalle proprie case e dalla loro terra divenuta, nel frattempo, Jugoslavia. Non ho usato il termine raccontare a caso, perché per oltre cinquant’anni sulla tragedia degli italiani del Confine Orientale è calato il cosiddetto “lungo silenzio” e perché la Croce Rossa può ancora oggi contribuire a ricucire questo tessuto strappato.

La Croce Rossa e le foibe

Un importante peso, infatti, hanno avuto i report stilati dalla Croce Rossa e dalla Guardia di Finanza: tra i pochissimi documenti non distrutti attraverso i quali è stato possibile ricostruire i fatti e, talvolta, ritrovare alcuni nomi di persone ‘scomparse’. Ma la Croce Rossa è legata al dramma sotto vari aspetti: personale della CRI fu arrestato, a Trieste e Pola, tra il maggio e il giugno del 1945. Di loro non si è più saputo nulla.

 

Ancora, il Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR) fece opera di mediazione per la liberazione dei prigionieri italiani nei campi di concentramento titini. Sappiamo che la Croce Rossa era a Bologna nel 1947, nei giorni dei fatti del “Treno della Vergogna”, assieme alla Pontificia Opera di Assistenza, per aiutare i civili in fuga dalla Jugoslavia e stipati da giorni in vagoni, in condizioni disumane: erano pronti pasti caldi, latte e coperte, ma le ormai note vicende non hanno consentito ai nostri volontari, che tentarono senza successo di aiutare gli esuli stremati dal drammatico viaggio, di essere operativi.

La storia di Edda Cattich

Ennesimo tassello, altra “storia nella storia”, è quella di Edda Cattich, Medaglia d’Oro della Croce Rossa Italiana, grande esempio dello spirito del nostro Movimento. La donna forte e sorridente che ho impressa nella mente, ha vissuto un incubo inimmaginabile: è stata un’esule. Nata a Zara il 25 dicembre 1922, ha conosciuto sulla sua pelle la tragedia della guerra nel Confine Orientale d’Italia. “La vita rovesciata”, così definiva quello che era accaduto a lei e alla sua famiglia. Ritengo sia stato proprio questo orrore il “motore propulsore” della sua azione futura: Edda seppe trasformare, infatti, quel dolore in azione, la “vita rovesciata” in un cammino a “senso unico” al servizio degli altri, attraverso la Croce Rossa. Tanto che, negli anni ’90, portò aiuto ai profughi del conflitto dei Balcani, in particolare proprio a Zara. Il cerchio, così, si chiude nella maniera più luminosa possibile: attraverso la solidarietà e l’aiuto ai più vulnerabili che lei ben conosceva perché, a sua volta, lo era stata. Non poteva fare suoi i principi di Henry Dunant in maniera più concreta.

L’importanza del Ricordo

Le foibe e l’esodo sono una delle pagine strappate più dolorose della storia del XX secolo. Sono lieto di poter contribuire a riscriverle, anche attraverso i tasselli della nostra storia associativa. Perché è importante che le giovani generazioni sappiano, affinché certi orrori non si ripetano più.

Lo ha scritto il Presidente Francesco Rocca sul sito www.francescorocca.eu

 
 
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